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HORIZON 2020: al via la progettazione di MindBot, il cobot amico della salute mentale

L’Istituto Scientifico Eugenio Medea è capofila di un progetto europeo altamente innovativo nel campo della salute mentale sul posto di lavoro. Consulenti di progetto anche i soggetti con autismo.

Si chiamano cobot e sono i robot che collaborano con l'uomo: sono già una realtà nell’industria 4.0 e con i loro partner umani condividono spazi di lavoro e mansioni. Sinonimo di innovazione tecnologica e digitale, sono colleghi di lavoro autonomi, capaci di interagire e di apprendere. Fin qui tutto bene. Ma quali conseguenze l’uso della robotica potrebbe generare sulla motivazione e sul benessere dei lavoratori? Quali sfide sociali attendono il mondo delle piccole e medie imprese e dell’industria? Come far sì che la parte più vulnerabile della forza lavoro – cioè l’uomo – sia tutelata dal punto di vista della salute mentale?

Si accorge dello stress del lavoratore e reagisce di conseguenza
E’ da questi interrogativi che è nata l’idea di progettare MindBot, un robot collaborativo che si accorga dello stato di stress del lavoratore e di conseguenza modifichi la sua interazione con l’uomo per metterlo più a suo agio.

Il progetto Mental Health promotion of cobot Workers in Industry 4.0, ideato dall'Area di tecnologie applicate dell’IRCCS Medea, ha vinto un bando europeo Horizon 2020 per la ricerca e l’innovazione: proprio in questi giorni a Bosisio Parini è avvenuto il kick-off meeting con i partner europei coinvolti.

“La nostra idea è quella di progettare luoghi di lavoro in cui il livello di sfida e la difficoltà delle attività lavorative siano abbinati alle abilità dei lavoratori, in modo flessibile, dinamico e personalizzato”, precisa Gianluigi Reni, ideatore del progetto e Responsabile dell’area di ricerca in tecnologie applicate del Medea: “puntiamo a sviluppare modelli di impiego lavorativo adeguati alle capacità delle singole persone, utili anche per soggetti con diagnosi di disturbo dello spettro autistico”.

“MindBot fonda le sue radici sulle competenze ingegneristiche e sull'attività di ricerca del Medea nel campo dell’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti con disabilità”, sottolinea il Direttore scientifico del Medea Maria Teresa Bassi: “durerà tre anni e sarà un esempio di alta tecnologia al servizio della persona”.

Ricerca e industria: i partner europei
Il gruppo di ricerca comprende partner con specifiche competenze in psicologia, organizzazione aziendale, riabilitazione, interfaccia cobot-operatore umano, intelligenza artificiale, sensoristica wearable, oltre a una delle maggiori aziende europee produttrici di robot e a un Ministero del lavoro.

Nello specifico, oltre al coordinatore IRCCS Medea, partecipano al progetto l’Università degli Studi di Milano, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (istituto di Sistemi e Tecnologie Industriali Intelligenti per il Manifatturiero Avanzato STIIMA, Unità di Lecco), l’impresa belga Biorics NV, il centro di ricerca sull’intelligenza artificiale tedesco DFKI, l’Università croata di RiJeka, l’azienda tedesca produttrice di robot Kuka, l’Università tedesca di Ausburg e il Ministero del lavoro croato.

L’approccio fortemente multidisciplinare consentirà di esplorare anche gli aspetti tecnologici, relazionali e organizzativi del lavoro, utilizzando indicatori soggettivi e oggettivi (come misure di autovalutazione e sensori ) e permetterà di identificare fattori di protezione e di rischio per la salute mentale durante l’attività con i cobot, con una specifica attenzione all’impiego dei cobot che faciliti l’inserimento lavorativo di persone con diagnosi di disturbo dello spettro autistico.

Verrà realizzato un prototipo
I principali risultati attesi si svilupperanno su tre fronti: 1) la definizione di linee guida organizzative per la progettazione di un ambiente di produzione basato sul cobot in grado di promuovere la salute mentale dei lavoratori; 2) lo sviluppo di indicazioni tecniche per la progettazione di un cobot “amico della salute mentale” e la realizzazione del prototipo di MindBot; 3) la definizione di un modello occupazionale per le persone con diagnosi di disturbo dello spettro autistico che lavorano nelle piccole e medie imprese manifatturiere che adottano cobot.

“Il focus del nostro progetto è promuovere la salute mentale del lavoratore e disporre tecnologie in grado di reagire in modo appropriato alle esperienze negative di stress. Il risultato finale sarà un cobot che aiuti il lavoratore, che capisca quando è il momento di rallentare e prendersi una pausa o quando invece è possibile spingere sull’acceleratore. La ricerca vedrà anche coinvolti come consulenti di progetto soggetti affetti da disturbo dello spettro autistico: da essi MindBot si aspetta un contributo importante, per capire come relazionarsi in modo migliore con i nuovi cobot- colleghi di lavoro”, conclude Reni.

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