Daphne studierà un’ampia coorte di bambini in età prescolare combinando le informazioni cliniche con quelle ottenute dalla risonanza magnetica.
C’è anche il contributo dell’IRCCS Eugenio Medea nel progetto di ricerca Daphne, acronimo di Disentangling Autism Phenotype trajectories through Neuroimaging: toward Early individualized health care.
Al centro dello studio, finanziato con 450.000€ dal bando competitivo “Ricerca finalizzata 2024” del Ministero della Salute, ci sarà la comprensione delle traiettorie evolutive nei bambini con autismo in età prescolare, un ambito particolarmente complesso perché caratterizzato da esiti molto variabili e spesso poco prevedibili.
Infatti, i bambini con disturbo dello spettro autistico mostrano spesso percorsi di sviluppo molto diversi tra loro: alcuni fanno progressi significativi nel tempo, mentre altri incontrano maggiori difficoltà. Questa grande variabilità è ancora poco prevedibile: né le caratteristiche cliniche iniziali né il tipo o l’intensità degli interventi precoci riescono, da sole, a spiegare completamente come evolverà la traiettoria di sviluppo di ciascun bambino.
Il progetto sarà condotto su una estesa casistica di pazienti provenienti da tutta Italia e potrà avvalersi di un team multidisciplinare composto dai ricercatori dell’IRCCS Fondazione Stella Maris, ente capofila, dell’IRCCS Eugenio Medea e della Scuola IMT Alti Studi Lucca.
«Uno degli aspetti più complessi dell’autismo in età precoce è la grande variabilità dei percorsi di sviluppo. Con questo progetto vogliamo approfondire il ruolo che le caratteristiche neurobiologiche possono avere nel contribuire a tali differenze, integrando i dati di neuroimaging con le informazioni cliniche raccolte nel tempo», spiega Alessandro Crippa, ricercatore dell'area di psicopatologia dello sviluppo dell'IRCCS Medea.
I ricercatori si propongono di fare luce su quali fattori influenzino lo sviluppo dei bambini con autismo in età prescolare. In particolare, lo studio si concentra sul possibile ruolo delle caratteristiche neuroanatomiche precoci, cioè delle differenze nella struttura del cervello, che potrebbero contribuire a spiegare i diversi esiti nel tempo. Le immagini cerebrali ottenute tramite la metodica non-invasiva di risonanza magnetica saranno integrate con informazioni cliniche dettagliate sul comportamento, il livello di sviluppo e il funzionamento adattivo del bambino. Combinando le informazioni cliniche con quelle ottenute dalla risonanza magnetica, i ricercatori sperano di identificare dei “marcatori predittivi”, cioè indicatori precoci in grado di suggerire quale sarà il percorso evolutivo di ciascun bambino.
In futuro, integrare valutazioni cliniche e dati neurobiologici potrebbe aiutare medici, psicologi e terapisti a scegliere interventi più mirati ed efficaci fin dalle prime fasi della vita, con l’obiettivo di contribuire a una migliore qualità di vita per le persone con autismo e per le loro famiglie.
