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Autismo: attenzione ai fratellini

Hanno più probabilità di manifestare il disturbo e già a pochi mesi presentano indicatori di successive difficoltà sociali e comunicative. Gli studi di una ricercatrice del Lecchese vincono il bando della Fondazione Italiana per l’Autismo.

Nell’ambito del disturbo dello spettro autistico, l'individuazione precoce del rischio e un intervento tempestivo e individualizzato sul bambino rappresentano la direzione più innovativa e promettente nella quale si stanno muovendo gli sforzi della ricerca scientifica. È dimostrato, infatti, come una diagnosi e un intervento precoce siano in grado di prevenire il progressivo sviluppo delle anomalie socio-comunicative, migliorare la prognosi finale e quindi avere un impatto positivo sulla qualità di vita delle persone con autismo e delle loro famiglie.

Per questo, la ricerca sta puntando sull’identificazione di indicatori di vulnerabilità nei primi 36 mesi di vita del bambino. In particolare, l’IRCCS Medea si è indirizzato verso lo studio delle prime fasi di sviluppo di fratelli minori già diagnosticati con tale disturbo: i fratellini di bambini con autismo, infatti, hanno la probabilità di ricevere a loro volta una diagnosi di autismo decisamente superiore rispetto alla popolazione con sviluppo tipico (1:5 rispetto alla popolazione generale in Italia che è di 1:77).

In questo filone si inserisce il progetto "Evoluzione di biomarkers neurocognitivi in seguito a un intervento precoce nella popolazione dei fratelli di bambini con autismo", coordinato dalla galbiatese Valentina Riva, ricercatrice del BabyLab dell’IRCCS Medea. Il progetto è stato selezionato dal comitato scientifico e dal CDA della Fondazione Italiana per l’Autismo (FIA) e ha ottenuto il primo posto in graduatoria tra i progetti che verranno finanziati.

Già a pochi mesi di vita esistono dei marcatori di rischio precoci che sono predittivi di successive difficoltà sociali e comunicative”, spiega la dottoressa Riva: “tuttavia, una delle sfide aperte della ricerca internazionale è quella di indagare l’evoluzione di questi indicatori e valutare se esista una modificazione a livello di circuiti neurali a seguito di un percorso di intervento precoce”.

Il progetto del BabyLab è il primo studio italiano che, attraverso l’utilizzo di tecniche sperimentali (elettroencefalogramma, EEG+Eyetracking per la registrazione dei movimenti oculari), intende analizzare le abilità sociali e comunicative in risposta a un intervento precoce in bambini di 18 mesi che presentano segni clinici di autismo.

“La ricerca nell’ambito dell’intervento precoce sul bambino ci consentirà di studiare modelli di intervento altamente individualizzati e di fornire maggiori risposte su come e perché alcuni trattamenti sono più efficaci per alcuni bambini rispetto ad altri”, conclude la ricercatrice.

Gli studi del Babylab si collocano nell’ambito del Network Italiano per il Riconoscimento Precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico (NIDA). L’IRCCS Medea, infatti, fa parte della rete dei centri di ricerca istituita dall’Istituto Superiore di Sanità finalizzata all'identificazione precoce.

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Valentina Riva

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