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AMICO, il dispositivo che migliora l’interazione con i cobot

Attraverso feedback visivi e acustici permette al lavoratore di dialogare con i robot collaborativi. Il progetto del Medea vince la prima edizione del Life Science TTO network e coinvolge le persone con autismo.

Nelle linee di produzione industriale sono sempre più utilizzati i cobot, cioè quei robot collaborativi che lavorano fianco a fianco con il lavoratore. Queste macchine hanno un enorme impatto sul benessere del lavoratore e tuttavia possono essere anche fonte di stress, soprattutto per gli operatori che hanno difficoltà di comunicazione sociale, come quelli affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD).

Partendo da questa considerazione, un gruppo di ricerca dell’IRCCS Eugenio Medea ha ideato AMICO (acronimo di "A Multimodal device to improve inclusive Interaction between Cobot and Operator"), un dispositivo progettato per essere integrato in un cobot preesistente. Attraverso feedback visivi e acustici, AMICO è in grado ad esempio di spiegare al lavoratore quando il cobot si ferma per un errore, fa una pausa per cercare un pezzo e riparte dopo averlo trovato, permettendogli così di avere il controllo della situazione.

Il dispositivo ha vinto la prima edizione del Life Science TTO network contest, un progetto finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari al PNRR - Ecosistemi innovativi della Salute, il cui obiettivo è la creazione di una rete nazionale di centri di trasferimento tecnologico.

“Nel processo di progettazione, la sfida più grande è stata quella di valutare quali informazioni devono essere comunicate al lavoratore e qual è la modalità migliore per farlo senza generare un impatto negativo, soprattutto per i lavoratori con ASD, considerando che possono essere caratterizzati da iper o iposensibilità agli stimoli esterni”, spiegano i ricercatori.

Pertanto alcune persone con autismo ad alto funzionamento sono state coinvolte in un processo di co-progettazione, per identificare e testare il sistema di feedback ottimale e per valutare la qualità complessiva dell'esperienza e il livello di comprensione del messaggio trasmesso dalla combinazione di luci e suoni. Le informazioni emerse sono state adottate come linea guida per gli sviluppi futuri.

"La grande eterogeneità dei ricercatori coinvolti è il principale punto di forza del progetto, perché ha permesso di analizzare l'argomento da diverse prospettive", spiega l'ingegnere Fabio Storm, coordinatore del progetto: "la designer Carla Dei e lo psicologo Mattia Chiappini del Medea hanno unito le loro competenze per indagare l'ambito dei fattori umani, mentre il team di ingegneri del CNR-STIIMA ha concentrato il proprio lavoro sulla creazione del prototipo fisico e sull'integrazione nel sistema cobot".

AMICO è stato sviluppato come attività di ricerca nel contesto del progetto Mindbot, finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito di Horizon 2020 e coordinato dall’IRCCS Medea.

 

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