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Autismo: capire il comportamento per favorire l'apprendimento

Il progetto di sperimentazione, in collaborazione con il network NIDA dell’Istituto Superiore di Sanità, è rivolto ai fratelli o sorelle di bambini con autismo che al monitoraggio dei 18 mesi di età presentano segnali di rischio.

 Identificare eventuali segnali precoci dei disturbi del neurosviluppo nelle popolazioni a basso e ad alto rischio (fratellini di bambini diagnosticati con ASD, neonati prematuri e neonati piccoli per età gestazionale) a partire dalla fase neonatale: è questo l’obiettivo del Network NIDA (Italian Network for the early Identification of the Autism Spectrum Disorder) coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, di cui il Medea è centro Pivot per la Lombardia.

Nell’ambito del network, è in corso un progetto di sperimentazione rivolto ai fratelli o sorelle di bambini con autismo che al monitoraggio NIDA dei 18 mesi di età presentano segnali di rischio al test ADOS-2 (Autism Diagnostic Observation Scale): “all’interno di routine socio sensoriali di gioco, cioè di catene di comportamenti sociali dove si alternano azioni di gioco del bambino e azioni di gioco dell’adulto, insegniamo ai bambini alcune risposte sociali, come il contatto oculare, i gesti, i comportamenti motori, il sorriso sociale, l’accettazione di rimozioni, transizioni, condivisione e turnazione”, spiega la psicologa Chiara Benti, psicologa del Medea Autism Babylab: “ciascuna risposta sociale può essere insegnata singolarmente o in congiunzione con altre. Poi implementiamo i principi dell’Analisi del Comportamento Applicata (prompting, prompt fading, rinforzo, rinforzo differenziale) attraverso un approccio basato sui dati, al fine di poter costruire percorsi di apprendimento altamente individualizzati”.

Il percorso, della durata di circa 4 mesi, prevede 30 sessioni bisettimanali della durata di 1,5 ore ciascuna (3 sessioni di baseline e 27 sessioni di implementazione del protocollo) in presenza di un operatore, di una psicologa analista del comportamento e di uno o entrambi i genitori. Questi a loro volta vengono formati attraverso una procedura di formazione (Behavioral Skills Training) nella quale si alternano diverse fasi: spiegazione del razionale dell’abilità (ovvero, perché è importante insegnare quella determinata risposta sociale al bambino); descrizione della procedura di insegnamento; dimostrazione da parte degli operatori della procedura di insegnamento; pratica da parte del genitore con il proprio figlio; feedback degli operatori rispetto alla pratica del genitore.

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